Ieri sera mi hanno comunicato che alla libreria dell'università di Aarhus ci sarebe stata la proiezione di Dancer in the Dark. In inglese con i sottotitoli in danese (cosa inevitabile dato che il dvd era danese). Ci sono andato, non avendo di meglio da fare, anche perchè mi interessava rivedermi questo film.
Il film. Dal punto di vista registico ci sono tantissime tracce del Dogma, anche se Trier se ne distacca in parte. La telecamera rimane a spalla, la maggior parte del suono è in presa diretta. Una via di mezzo interessante che però, a mio modesto parere, non funziona benissimo. Ci sono alcune scene coreografiche un po' forzate, non eccelse, soprattutto se paragonate alla musica.
La musica invece è stupenda, Bjork ha scritto dei pezzi estremamente emotivi che rientrano benissimo nell'atmosfera della storia ed esaltano il suo personaggio.
Gli attori, a mio avviso, sanno il fatto loro. Bjork si rivela un'ottima attrice, riuscendo in un ruolo tutt'altro che facile. La Denevue come al solito impeccabile. David Morse, il poliziotto, non è un grandissimo attore, però riesce bene nella parte dello stronzo. Peter Stormare è fantastico, come al solito. Pur non avendo tantissime battute il suo personaggio viene fuori mostrando tutto cio che ha dentro.
La storia. Stupenda e terribile allo stesso tempo. Trier conduce lo spettatore nella periferia americana degli anni '60 raccontandoci l'Ingiustizia. Uno di quei film che ti fanno odiare l'umanità dal profondo. Esci dal film e stai male, ma è una sofferenza per niente gratuita, come in ogni film del regista danese. Da un po' di tempo, soprattutto dopo la visione di Antichrist, penso che Trier (non sempre) voglia condurre lo spettatore in luoghi che qualsiasi persona sana di mente tenderebbe ad evitare e che non hanno fine. Però è proprio grazie a questi luoghi che riesci a riflettere su certi temi. Certo, non è piacevole, la sofferenza, ma ti fa crescere. Certo, sarebbe meglio se fosse evitabile, ma esiste, purtroppo.
Capisco chi evita o eviterà i film di Trier. Non a tutti piace vedere qualcosa di così terribile, ma io non farò così. Continuerò ad andare al cinema a vedere i suoi film, anche se mi distruggono.
giovedì 28 gennaio 2010
La voce del pellaio
Eh si, nuova vita nuove abitudini. Non sono abituato a tenere un blog, ma devo, causa univesità, quindi tanto vale farne uno personale. Sinceramente non so cosa ne verrà fuori, lo scopriremo nei prossimi mesi.
Il titolo è significativo solamente per chi mi conosce all'interno della fauna universitaria pisana. Da qualche tempo a questa parte alcuni amici hanno iniziato a chiamarmi Pellaio, causa ritardi e non-presenze nel pisano. Direi che il nomignolo ha attecchito e, grazie a consiglio del mio attuale coinquilino (che ha anche suggerito il titolo), ho creato questo blog.
Spero di riuscire a scriverci regolarmente e spero che questa cosa possa aiutarmi a migliorare la mia scrittura, che ora come ora rasenta livelli orribili, credo.
Non so di cosa si parlerà in questo blog, forse delle mie esperienze in terra scandinava, forse di qualcosa di più interessante dal punto di vista culturale o forse di stronzate. A quest'ora di notte, se dovessi scegliere opterei per la terza opzione.
Vedremo.
Il titolo è significativo solamente per chi mi conosce all'interno della fauna universitaria pisana. Da qualche tempo a questa parte alcuni amici hanno iniziato a chiamarmi Pellaio, causa ritardi e non-presenze nel pisano. Direi che il nomignolo ha attecchito e, grazie a consiglio del mio attuale coinquilino (che ha anche suggerito il titolo), ho creato questo blog.
Spero di riuscire a scriverci regolarmente e spero che questa cosa possa aiutarmi a migliorare la mia scrittura, che ora come ora rasenta livelli orribili, credo.
Non so di cosa si parlerà in questo blog, forse delle mie esperienze in terra scandinava, forse di qualcosa di più interessante dal punto di vista culturale o forse di stronzate. A quest'ora di notte, se dovessi scegliere opterei per la terza opzione.
Vedremo.
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