Le visioni filmiche in terra scandinava stanno aumentando, quindi ho deciso di annoiarvi con qualche recensione (si fa per dire) delle mie ultime visioni e ri-visioni. L'ordine sarà casuale, ma siete liberi di pensare che non lo sia.
Non Ci Resta Che Piangere
Ri-visione
Bellissimo film scritto, diretto e recitato da Benigni e Troisi, quando Benigni era ancora in gran forma e Troisi era ancora vivo. Purtroppo.
Storia veramente ben pensata e scene comiche che resistono agli anni (il film è del 1985) e con una sublime interpretazione del duo comico, con un Troisi particolarmente in forma, come sempre, che riesce quasi a farmi apprezzare l'inno d'Italia o, come dice lui a Pia, la canzone sui fratelli.
"O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell'amato San Gennaro "
(La versione completa la trovate qui)
Mulholland Drive
Ri-visione
Sarà probabilmente la quinta volta che vedo questo film, stavolta ho deciso di guardarlo in inglese. Un film che ogni volta mi regala qualcosa di nuovo, pur conoscendolo praticamente a memoria. Regia perfetta, recitazione sublime. Ho difficoltà, come succede spesso per le cose che mi piacciono veramente, a far capire il perchè di questa bellezza. Uno dei miei film preferiti.
L'Uomo Del Giorno Dopo
Ri-visione
Era da un po' che volevo rivedere questo film veramente lungo di e con Kevin Costner. Un film carino su una possibile storia dell'umanità post-nucleare che si ritrova catapultata in un western, dove Costner è l'eroe che non vuole fare l'eroe e che decide di inizare a fare il postino solo per mangiare qualcosa ma, inconsapevolmente, da il via alla rinascita della società. Ci sono aspetti interessanti, anche se la sceneggiatura poteva essere scritta un pochino meglio e si poteva evitare qualche scena forzata. Comunque, un film un po' sottovalutato, nel senso che a mio avviso non è insufficiente. Almeno la sufficienza se la merita.
Moon
Visione
Prima opera di Duncan Jones (il figlio di David Bowie in incognito) con un Sam Rockwell eccellente. Eviterò di parlare della trama in quanto potrei rovinare la visione a qualcuno. Regia asciutta, ritmata e senza fronzoli. Emotivo ed emozionante, che ti lascia incollato allo schermo anche quando riesci a capire cosa potrebbe succedere. Mi è anche scappata qualche lacrimuccia verso il finale, il che non succede tanto spesso. Un gioiellino.
Where The Wild Things Are
Visione
Concordo a pieno con un mio caro amico nel dire che il protagonista meriterebbe di prendere un paio di schiaffi, come minimo, essendo uno dei bambini più antipatici che io abbia mai visto. A me hanno dato schiaffi per molto meno. Comunque questo bambino antipatico fugge di casa e va a finire nel paese delle creature selvagge, dove imparerà ad essere meno antipatico.
A parte gli scherzi, la storia è molto carina, tratta da un fumetto particolarmente famoso. La regia è interessante, anche se Spike Jones ha fatto decisamente di meglio. Forse pesa l'assenza di Kaufman alla sceneggiatura, comunque il film merita una visione, se non altro per la bellezza delle creature selvagge e del loro mondo.
Valzer Con Bashir
Visione
Una bella scoperta, Folman. Il film tratta del tentativo di recupero della memoria del periodo di guerra passato dallo stesso regista, in particolare del massacro di Sabra e Shatila. Veramente ben scritto e diretto, meriterebbe solo per la scena del sogno ricorrente, in cui i soldati escono nudi dal mare e entrano in città, e per la scena finale, che è un pugno nello stomaco.
Underground
Ri-visione
Kusturica, in formissima, narra la storia di un'amicizia tra tre persone che si dipana dall'inizio della seconda guerra mondiale fino alla guerra che divise l'ex Jugoslavia. Sembra di entrare in un mondo magico, fatto di alcool, polvere da sparo e danze che non terminano mai, dove gli eroi sono invincibili, vedi Nero. Bellissima l'idea del mondo sotterraneo. Poetico, fino alla fine, soprattutto alla fine.
Redbelt
Visione
Mamet all'ennesima potenza. Film sul jiu-jitsu in cui il protagonsta, un insegnante, preferisce condurre una vita onorevole piuttosto che prostituirsi al dio denaro, nonostante le numerose difficoltà economiche. Un film sul combattimento non basato sui combattimenti. Interessante scoperta. Regia ottima e sceneggiatura perfetta.
La Grande Abbuffata
Visione
Grave lacuna finalmente colmata. Ferreri dirige magnificamente e ci racconta la storia di questi quattro amici che decidono di suicidarsi attraverso cibo e sesso. Forte critica alla società che tutt'oggi, a mio modesto parere, funziona. Il film meriterebbe anche solo per Tognazzi che imita il Padrino, ma non solo per questo, fortunatamente.
La Prima Notte Di Quiete
Visione
Scoperta oltremodo interessante. Zurlini ci racconta la storia di un uomo, Daniele Dominici, che va a fare il supplente di italiano in un liceo di Rimini.Una sorta di poeta maledetto, capace di vivere intensamente tutto ciò che non trova inutile, un uomo stanco di vivere che ama la vita. Delon si conferma come il più figo di sempre, qui in maniera esponenziale, grazie al cappotto di cammello ed al fascino del letterato vero. Il film ci regala anche un'ottima interpretazione di un Giannini imberbe. La regia è tesa, intensa, spezzettata, perfetta nel ricreare lo stato d'animo di Dominici. Uno dei più bei film italiani che abbia mai visto.
mercoledì 24 febbraio 2010
giovedì 28 gennaio 2010
Trier in Aarhus
Ieri sera mi hanno comunicato che alla libreria dell'università di Aarhus ci sarebe stata la proiezione di Dancer in the Dark. In inglese con i sottotitoli in danese (cosa inevitabile dato che il dvd era danese). Ci sono andato, non avendo di meglio da fare, anche perchè mi interessava rivedermi questo film.
Il film. Dal punto di vista registico ci sono tantissime tracce del Dogma, anche se Trier se ne distacca in parte. La telecamera rimane a spalla, la maggior parte del suono è in presa diretta. Una via di mezzo interessante che però, a mio modesto parere, non funziona benissimo. Ci sono alcune scene coreografiche un po' forzate, non eccelse, soprattutto se paragonate alla musica.
La musica invece è stupenda, Bjork ha scritto dei pezzi estremamente emotivi che rientrano benissimo nell'atmosfera della storia ed esaltano il suo personaggio.
Gli attori, a mio avviso, sanno il fatto loro. Bjork si rivela un'ottima attrice, riuscendo in un ruolo tutt'altro che facile. La Denevue come al solito impeccabile. David Morse, il poliziotto, non è un grandissimo attore, però riesce bene nella parte dello stronzo. Peter Stormare è fantastico, come al solito. Pur non avendo tantissime battute il suo personaggio viene fuori mostrando tutto cio che ha dentro.
La storia. Stupenda e terribile allo stesso tempo. Trier conduce lo spettatore nella periferia americana degli anni '60 raccontandoci l'Ingiustizia. Uno di quei film che ti fanno odiare l'umanità dal profondo. Esci dal film e stai male, ma è una sofferenza per niente gratuita, come in ogni film del regista danese. Da un po' di tempo, soprattutto dopo la visione di Antichrist, penso che Trier (non sempre) voglia condurre lo spettatore in luoghi che qualsiasi persona sana di mente tenderebbe ad evitare e che non hanno fine. Però è proprio grazie a questi luoghi che riesci a riflettere su certi temi. Certo, non è piacevole, la sofferenza, ma ti fa crescere. Certo, sarebbe meglio se fosse evitabile, ma esiste, purtroppo.
Capisco chi evita o eviterà i film di Trier. Non a tutti piace vedere qualcosa di così terribile, ma io non farò così. Continuerò ad andare al cinema a vedere i suoi film, anche se mi distruggono.
Il film. Dal punto di vista registico ci sono tantissime tracce del Dogma, anche se Trier se ne distacca in parte. La telecamera rimane a spalla, la maggior parte del suono è in presa diretta. Una via di mezzo interessante che però, a mio modesto parere, non funziona benissimo. Ci sono alcune scene coreografiche un po' forzate, non eccelse, soprattutto se paragonate alla musica.
La musica invece è stupenda, Bjork ha scritto dei pezzi estremamente emotivi che rientrano benissimo nell'atmosfera della storia ed esaltano il suo personaggio.
Gli attori, a mio avviso, sanno il fatto loro. Bjork si rivela un'ottima attrice, riuscendo in un ruolo tutt'altro che facile. La Denevue come al solito impeccabile. David Morse, il poliziotto, non è un grandissimo attore, però riesce bene nella parte dello stronzo. Peter Stormare è fantastico, come al solito. Pur non avendo tantissime battute il suo personaggio viene fuori mostrando tutto cio che ha dentro.
La storia. Stupenda e terribile allo stesso tempo. Trier conduce lo spettatore nella periferia americana degli anni '60 raccontandoci l'Ingiustizia. Uno di quei film che ti fanno odiare l'umanità dal profondo. Esci dal film e stai male, ma è una sofferenza per niente gratuita, come in ogni film del regista danese. Da un po' di tempo, soprattutto dopo la visione di Antichrist, penso che Trier (non sempre) voglia condurre lo spettatore in luoghi che qualsiasi persona sana di mente tenderebbe ad evitare e che non hanno fine. Però è proprio grazie a questi luoghi che riesci a riflettere su certi temi. Certo, non è piacevole, la sofferenza, ma ti fa crescere. Certo, sarebbe meglio se fosse evitabile, ma esiste, purtroppo.
Capisco chi evita o eviterà i film di Trier. Non a tutti piace vedere qualcosa di così terribile, ma io non farò così. Continuerò ad andare al cinema a vedere i suoi film, anche se mi distruggono.
La voce del pellaio
Eh si, nuova vita nuove abitudini. Non sono abituato a tenere un blog, ma devo, causa univesità, quindi tanto vale farne uno personale. Sinceramente non so cosa ne verrà fuori, lo scopriremo nei prossimi mesi.
Il titolo è significativo solamente per chi mi conosce all'interno della fauna universitaria pisana. Da qualche tempo a questa parte alcuni amici hanno iniziato a chiamarmi Pellaio, causa ritardi e non-presenze nel pisano. Direi che il nomignolo ha attecchito e, grazie a consiglio del mio attuale coinquilino (che ha anche suggerito il titolo), ho creato questo blog.
Spero di riuscire a scriverci regolarmente e spero che questa cosa possa aiutarmi a migliorare la mia scrittura, che ora come ora rasenta livelli orribili, credo.
Non so di cosa si parlerà in questo blog, forse delle mie esperienze in terra scandinava, forse di qualcosa di più interessante dal punto di vista culturale o forse di stronzate. A quest'ora di notte, se dovessi scegliere opterei per la terza opzione.
Vedremo.
Il titolo è significativo solamente per chi mi conosce all'interno della fauna universitaria pisana. Da qualche tempo a questa parte alcuni amici hanno iniziato a chiamarmi Pellaio, causa ritardi e non-presenze nel pisano. Direi che il nomignolo ha attecchito e, grazie a consiglio del mio attuale coinquilino (che ha anche suggerito il titolo), ho creato questo blog.
Spero di riuscire a scriverci regolarmente e spero che questa cosa possa aiutarmi a migliorare la mia scrittura, che ora come ora rasenta livelli orribili, credo.
Non so di cosa si parlerà in questo blog, forse delle mie esperienze in terra scandinava, forse di qualcosa di più interessante dal punto di vista culturale o forse di stronzate. A quest'ora di notte, se dovessi scegliere opterei per la terza opzione.
Vedremo.
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